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L’Arcivescovo Vincenzo Paglia  alla XVI edizione di Pasqua con Giotto a Boville Ernica

L’Arcivescovo Vincenzo Paglia alla XVI edizione di Pasqua con Giotto a Boville Ernica

“VIVERE PER SEMPRE. L’ESISTENZA, IL TEMPO E L’OLTRE”. L’ARCIVESCOVO VINCENZO PAGLIA  ALLA XVI EDIZIONE DI PASQUA CON GIOTTO A BOVILLE ERNICA (FR)


Si arricchisce di un altro importantissimo tassello il programma della XVI edizione di Pasqua con Giotto 2019 a Boville Ernica, in provincia di Frosinone, in programma per i prossimi 19-20-21-22 aprile nel bellissimo borgo annoverato fra i più belli d’Italia. Il ministro per la famiglia di Papa Francesco, l’arcivescovo Vincenzo Paglia ha infatti scelto proprio Boville Ernica e il periodo di Pasqua per parlare di vita dopo la morte attraverso l’illustrazione della sua ultima fatica letteraria “Vivere per sempre. L’esistenza, il tempo e l’oltre” edito da Piemme. Un libro che ha già fatto molto parlare e ha suscitato profondi dibattiti fra scrittori, commentatori e giornalisti con l’illustre autore che nelle ultime settimane è stato ospite dei maggiori programmi televisivi sulle reti Rai e Mediaset, e di cui il prossimo 22 aprile, giorno di Pasquetta, si parlerà nella chiesa di San Francesco a Boville Ernica (Fr), alla presenza di illustri ospiti e delle autorità civili e religiose del territorio, fra cui il sindaco Enzo Perciballi e la sua Amministrazione comunale.
«E’ sempre un piacere – il commento a caldo del primo cittadino – ospitare monsignor Vincenzo Paglia e ascoltare le sue parole di speranza che suscitano importanti riflessioni, utili a migliorare il vivere quotidiano. Siamo felici che il Ministro pontificio per Famiglia abbia accettato il nostro invito per condividere anche con noi, nella sua terra di origine, la sua ultima fatica letteraria. Saremo felicissimi di accoglierlo con tutti gli onori che merita, ma soprattutto con la giusta predisposizione d’animo».

IL LIBRO: PERCHE’ PARLARE DI VITA DOPO LA MORTE
«Perché parlare della vita dopo la morte? E soprattutto, possiamo parlarne insieme, ascoltandoci seriamente, credenti, non credenti e "non saprei"? La morte, liquidata frettolosamente come un destino che ci fa finire nel niente, non può che apparire come uno spreco ingiustificabile della vita umana. Ma considerare così la nostra morte, senza indagare a fondo, diciamolo ruvidamente, è un'offesa alla nostra intelligenza».

Da questa premessa coraggiosa parte l'ardimentoso viaggio di Vincenzo Paglia fino alla soglia di quell'Oltre misterioso a cui nessuno osa avvicinarsi. Un viaggio che non ha paura di denunciare l'esculturazione della morte, espulsa dall'orizzonte umano, nella puerile speranza che non incalzi il senso della vita. Un viaggio che non disdegna di descrivere cosa accade nell'attimo del passaggio cruciale. Un viaggio, infine, che annuncia che «il bello deve ancora venire» e che «la vita eterna inizia già qui sulla terra», nella misura in cui sappiamo mettere al centro l'argomento universale della fraternità: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a visitarmi». Il dramma inevitabile del lutto non può essere sciolto. Neppure il credente conosce un modo per aggirare il dolore, conosce piuttosto un modo per attraversarlo: nella compagnia degli uomini e in compagnia di Dio.


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